Recupero crediti: cosa fare quando un cliente o un debitore non paga
Una fattura è scaduta. Il pagamento non arriva. All'inizio ci sono rassicurazioni: “provvedo la prossima settimana”, “devo solo aspettare un bonifico”, “ti richiamo domani”.
Poi passano settimane o mesi.
Per un professionista o un'impresa il problema non è soltanto contabile. Un credito non riscosso può incidere sulla liquidità, sui rapporti con fornitori e dipendenti e sulla possibilità di programmare l'attività.
Anche per un privato, però, recuperare una somma dovuta può diventare frustrante quando i solleciti vengono ignorati.
La domanda diventa quindi: come recuperare un credito senza perdere altro tempo e altro denaro?
Non sempre è necessario iniziare immediatamente una causa. La strategia dipende dalla documentazione disponibile, dall'importo, dalla situazione del debitore e dalle probabilità concrete di recupero.
In breve: cosa fare se il debitore non paga?
Il primo passaggio è verificare perché il credito è dovuto e quali documenti lo dimostrano.
Successivamente può essere opportuno procedere con un sollecito formale o con la costituzione in mora e tentare il recupero stragiudiziale.
Quando esistono i presupposti previsti dalla legge e una prova scritta idonea, è possibile valutare un ricorso per decreto ingiuntivo. L'articolo 633 del codice di procedura civile disciplina il procedimento di ingiunzione; le pagine istituzionali della Giustizia ricordano che il decreto può essere richiesto, ricorrendone i requisiti, per un credito fondato su prova scritta.
Prima di tutto: il credito è documentato?
Prima di scegliere come agire è necessario ricostruire il rapporto tra creditore e debitore.
Possono essere rilevanti, a seconda dei casi:
- contratto;
- preventivo accettato;
- ordine;
- fatture;
- documenti di consegna;
- corrispondenza;
- PEC;
- e-mail;
- riconoscimenti del debito;
- estratti delle scritture contabili nei casi previsti dalla legge;
- altra documentazione relativa alla prestazione eseguita.
Non tutti i documenti hanno automaticamente lo stesso valore e non ogni fattura non pagata consente, da sola e in qualsiasi circostanza, di ottenere immediatamente un decreto ingiuntivo.
La documentazione deve quindi essere esaminata nel contesto del rapporto.
Recupero crediti stragiudiziale: è sempre meglio tentare prima?
In molti casi un intervento stragiudiziale ben impostato può portare al pagamento senza arrivare davanti a un giudice.
Per recupero stragiudiziale si intendono le attività finalizzate a ottenere il pagamento attraverso richieste e interlocuzioni con il debitore prima dell'eventuale azione giudiziaria. Anche fonti istituzionali distinguono tale fase dal successivo recupero giudiziale.
Non significa però continuare per mesi a inviare messaggi informali.
Una richiesta formale deve chiarire quale somma viene richiesta, per quale ragione, in relazione a quale rapporto e quali conseguenze potranno derivare dal mancato pagamento.
In alcune situazioni il debitore contesta realmente il credito. In altre non contesta nulla ma rinvia continuamente.
Sono due scenari molto diversi e richiedono strategie differenti.
Che cos'è la messa in mora?
La costituzione in mora è uno degli strumenti utilizzabili per formalizzare la richiesta di adempimento secondo le condizioni previste dal codice civile.
Non è una formula magica e non coincide semplicemente con l'invio di una lettera aggressiva.
Serve a collocare la richiesta all'interno di un quadro giuridico preciso e può avere conseguenze rilevanti anche rispetto agli effetti dell'inadempimento.
Per questo è importante che la comunicazione sia costruita sulla situazione concreta e non copiata da un modello generico trovato online.
Quando si può chiedere un decreto ingiuntivo?
Il decreto ingiuntivo è uno degli strumenti più importanti nel recupero giudiziale dei crediti.
In termini semplici, il creditore presenta al giudice un ricorso chiedendo che venga ordinato al debitore di adempiere.
Il codice di procedura civile disciplina il procedimento agli articoli 633 e seguenti. Per i crediti pecuniari, la procedura richiede i presupposti previsti dalla legge e, nelle ipotesi ordinarie, un'idonea prova scritta.
Non è quindi sufficiente affermare: “mi devono dei soldi”.
Occorre dimostrarne il fondamento.
Basta una fattura per ottenere un decreto ingiuntivo?
È una delle domande più frequenti e merita una risposta prudente.
Non si dovrebbe considerare automaticamente qualsiasi fattura come sufficiente in ogni situazione.
La disciplina individua le prove utilizzabili nel procedimento monitorio e dedica specifiche disposizioni anche alle scritture contabili di imprese e lavoratori autonomi.
Prima di presentare il ricorso occorre quindi verificare la documentazione effettivamente disponibile e la natura del rapporto.
Una fattura accompagnata da contratto, ordine, consegna, corrispondenza o riconoscimenti del debitore presenta un quadro probatorio diverso da una fattura completamente contestata e priva di altri riscontri.
Cosa succede dopo il decreto ingiuntivo?
Una volta emesso e notificato, il debitore dispone normalmente del termine previsto dalla legge per proporre opposizione.
La disciplina ordinaria indica 40 giorni dalla notificazione, salvo i diversi casi previsti dalla normativa.
Se viene proposta opposizione, si apre un giudizio nel quale vengono esaminate le contestazioni del debitore.
Se invece il decreto acquisisce efficacia esecutiva secondo le modalità previste dalla legge e il debitore continua a non pagare, può essere necessario valutare l'esecuzione forzata.
Ed è proprio qui che emerge una questione essenziale: avere ragione e riuscire concretamente a recuperare il denaro non sono la stessa cosa.
Prima di iniziare una causa bisogna capire se il debitore può pagare
Questo passaggio viene spesso sottovalutato.
Immaginiamo un'impresa che vanti un credito perfettamente documentato di 8.000 euro.
Ottenere un titolo contro una società priva di disponibilità, beni o rapporti utilmente aggredibili può comunque rendere il recupero difficile.
Per questo una strategia efficace non dovrebbe limitarsi alla domanda:
“Posso ottenere un decreto ingiuntivo?”
Dovrebbe comprendere anche:
“Esistono concrete possibilità di recuperare la somma?”
Importo del credito, costi dell'azione, situazione del debitore, beni aggredibili e informazioni disponibili possono incidere sulla convenienza delle diverse strade.
Cosa succede se il debitore contesta la fattura?
Una contestazione non significa automaticamente che il credito non possa essere recuperato.
Occorre capire però che cosa viene contestato.
Il debitore potrebbe sostenere, ad esempio, che la prestazione non sia stata eseguita correttamente, che l'importo sia diverso da quello pattuito oppure che esista un altro problema contrattuale.
In questi casi la documentazione diventa ancora più importante.
E-mail, accordi, documenti di consegna, messaggi e altri elementi possono contribuire a ricostruire il rapporto.
La scelta dello strumento giudiziale dovrà essere valutata alla luce delle contestazioni effettivamente formulate.
È sempre conveniente fare causa per un piccolo credito?
Non necessariamente.
L'importo è soltanto uno degli elementi da considerare.
Bisogna confrontare valore della somma, forza della documentazione, costi prevedibili, possibilità di recupero e comportamento del debitore.
In alcuni casi una soluzione negoziata può essere economicamente più razionale.
In altri, rinunciare sistematicamente a crediti di importo non elevato può incoraggiare comportamenti opportunistici, soprattutto per un'attività professionale o imprenditoriale.
Non esiste quindi una soglia universale al di sotto della quale “non conviene mai”.
Quanto tempo bisogna aspettare prima di rivolgersi a un avvocato?
Non esiste una regola secondo cui sia necessario attendere mesi.
Anzi, uno degli errori più frequenti è lasciare trascorrere molto tempo continuando a confidare in promesse informali di pagamento.
Un confronto professionale può essere utile quando:
- il pagamento è scaduto da tempo;
- il debitore non risponde;
- continua a rinviare;
- contesta improvvisamente la prestazione;
- l'importo è rilevante;
- esiste il timore che la situazione patrimoniale del debitore peggiori;
- non è chiaro quali documenti siano sufficienti;
- si vuole capire se il recupero giudiziale sia economicamente sensato.
Un esempio pratico
Un professionista termina un incarico concordato per iscritto e invia la fattura.
Il cliente non contesta il lavoro, ma per tre mesi risponde ai solleciti promettendo un pagamento che non arriva.
Continuare a inviare messaggi identici potrebbe non cambiare nulla.
La situazione dovrebbe invece essere ricostruita verificando accordo, prestazione, fattura e comunicazioni; successivamente può essere formulata una richiesta formale e, in assenza di pagamento, valutato se esistano le condizioni per procedere giudizialmente.
La strategia nasce dai documenti e dalla possibilità concreta di recupero, non dalla rabbia comprensibile del creditore.
Domande frequenti sul recupero crediti
Posso recuperare un credito senza avvocato?
Dipende dallo strumento utilizzato e dalla situazione. Un semplice sollecito può essere inviato direttamente dal creditore; quando occorre avviare determinate azioni giudiziarie, invece, devono essere rispettate le regole sull'assistenza tecnica e sulla competenza previste dalla legge.
Il decreto ingiuntivo obbliga immediatamente il debitore a pagare?
Il decreto contiene l'ingiunzione del giudice, ma il suo concreto utilizzo dipende dalla notificazione, dall'eventuale opposizione e dalla sua efficacia esecutiva. Nella disciplina ordinaria il debitore può proporre opposizione entro 40 giorni dalla notificazione, fatte salve le ipotesi particolari previste dalla legge.
Quanto dura un recupero crediti?
Non esiste una durata standard. Un recupero stragiudiziale può concludersi rapidamente se il debitore collabora; un procedimento contestato o una successiva esecuzione possono richiedere tempi differenti.
Posso recuperare anche interessi e spese?
In determinate condizioni possono essere dovuti interessi e ulteriori importi, ma occorre verificare la natura del rapporto, le norme applicabili e gli accordi intercorsi.
Se il debitore non ha nulla, il decreto ingiuntivo serve?
Un titolo può avere rilevanza giuridica, ma la possibilità concreta di recuperare denaro dipende anche dalla situazione patrimoniale del debitore. È quindi utile valutare questo aspetto prima di sostenere costi non proporzionati.
Devo inviare una PEC prima del decreto ingiuntivo?
Non esiste una risposta identica per ogni credito. Occorre verificare il rapporto, la scadenza, gli eventuali atti già inviati e le condizioni richieste dalla disciplina applicabile.
Hai un credito che non riesci a recuperare?
Aspettare indefinitamente non rende necessariamente più probabile il pagamento.
Prima di iniziare un'azione giudiziaria, però, è altrettanto importante capire se il credito è documentato, quali strumenti siano disponibili e quale percorso abbia concretamente senso.
L'Avv. Cristina Tomba può esaminare la documentazione, valutare le possibilità di recupero stragiudiziale o giudiziale e individuare la strategia più adatta alla situazione.
