Cyberbullismo cosa possono fare i genitori per proteggere un figlio

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Scoprire che proprio figlio viene insultato in una chat, escluso intenzionalmente da un gruppo, deriso attraverso fotografie o video, minacciato oppure preso di mira sui social può provocare nei genitori una sensazione immediata di impotenza.

Il primo impulso può essere quello di cancellare tutto, rispondere agli aggressori o togliere immediatamente il telefono al ragazzo.

Ma quando si parla di cyberbullismo, agire con lucidità è importante.

La priorità è proteggere il minore. Subito dopo occorre capire che cosa è successo, conservare ciò che può documentarlo e valutare quali strumenti scolastici, tecnici e, quando necessario, legali possono essere utilizzati.

La legge n. 71 del 2017 disciplina specificamente la prevenzione e il contrasto del fenomeno; la legge n. 70 del 17 maggio 2024 ha successivamente ampliato il quadro normativo dedicato al bullismo e al cyberbullismo.

In breve: cosa fare se un figlio è vittima di cyberbullismo?

La cosa più importante è non minimizzare e non cancellare immediatamente le prove.

È opportuno conservare messaggi, screenshot, link, nomi dei profili, date e altre informazioni utili; parlare con il ragazzo senza colpevolizzarlo; valutare la segnalazione alla piattaforma e alla scuola; e comprendere se siano necessari ulteriori strumenti di tutela.

La normativa consente inoltre, in presenza delle condizioni previste, di chiedere l'oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti riferiti al minore diffusi online e riconducibili al cyberbullismo.

Che cos'è il cyberbullismo?

Il cyberbullismo non coincide semplicemente con una discussione avvenuta online.

Può assumere forme molto diverse e deve essere valutato considerando concretamente ciò che è accaduto.

Può trattarsi, ad esempio, della diffusione online di contenuti umilianti, della persecuzione attraverso messaggi, dell'uso offensivo di fotografie o video, della creazione di profili falsi, dell'esclusione accompagnata da comportamenti denigratori o di altre condotte capaci di arrecare un serio pregiudizio a un minore.

La legge italiana dedica una disciplina specifica alla tutela dei minori e alla prevenzione e al contrasto di bullismo e cyberbullismo.

La prima cosa da fare: ascoltare il ragazzo

Prima di trasformare l'episodio in una battaglia tra adulti, occorre capire ciò che il ragazzo sta vivendo.

Alcuni minori raccontano immediatamente quello che è successo. Altri tacciono per vergogna, paura di peggiorare la situazione o timore che i genitori tolgano loro smartphone e social network.

Per questo è importante che la prima reazione non venga percepita come un processo.

Domande come “perché hai risposto?” oppure “perché hai mandato quella fotografia?” possono spostare involontariamente l'attenzione dal comportamento subito al comportamento della vittima.

Occorre invece ricostruire i fatti: chi è coinvolto, da quanto tempo accade, su quali piattaforme, chi ha visto i contenuti, se esistono minacce e se il ragazzo teme conseguenze anche a scuola o fuori dalla rete.

Non cancellare subito messaggi, chat e contenuti

Vedere un contenuto offensivo rivolto a proprio figlio può far desiderare una sola cosa: farlo sparire.

Prima di cancellare, però, è importante valutare la necessità di conservare ciò che documenta l'accaduto.

Screenshot, URL, username, chat, messaggi, fotografie, video, date e orari possono risultare utili per ricostruire ciò che è successo.

Quando possibile, è opportuno conservare il contesto e non soltanto una singola frase isolata.

L'obiettivo non è collezionare materiale doloroso, ma evitare che una successiva cancellazione renda molto più difficile dimostrare l'accaduto.

È possibile chiedere la rimozione di un contenuto?

Sì, in presenza dei presupposti previsti dalla normativa.

Il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che la legge n. 71/2017 consente di chiedere l'oscuramento, la rimozione o il blocco di contenuti riferiti a un minore e diffusi online quando siano riconducibili al cyberbullismo.

La richiesta può essere presentata direttamente dal minore che abbia più di quattordici anni oppure da chi esercita la responsabilità genitoriale. Il Garante mette inoltre a disposizione una specifica procedura di segnalazione.

È importante, tuttavia, distinguere la rimozione del contenuto dalla tutela complessiva del ragazzo: eliminare un post può essere necessario, ma potrebbe non essere sufficiente quando le condotte proseguono attraverso altri canali o hanno conseguenze nella vita scolastica e personale.

Bisogna avvisare la scuola?

Quando gli episodi coinvolgono studenti o hanno collegamenti con l'ambiente scolastico, è opportuno valutare una segnalazione alla scuola.

Il quadro normativo attribuisce alle istituzioni scolastiche specifici compiti di prevenzione e contrasto e, dopo la legge n. 70/2024, sono stati previsti ulteriori adempimenti per le scuole.

La segnalazione dovrebbe essere sufficientemente precisa: non soltanto “mio figlio è vittima di bullismo”, ma una descrizione dei comportamenti, dei soggetti coinvolti, della loro frequenza e degli eventuali elementi documentali disponibili.

Questo aiuta la scuola a comprendere la situazione e ad attivare gli strumenti di propria competenza.

Cyberbullismo significa automaticamente reato?

No.

“Cyberbullismo” descrive un fenomeno che può comprendere comportamenti diversi.

Alcune condotte possono avere anche rilevanza penale; altre possono determinare conseguenze di natura civile, scolastica o legata alla protezione dei dati personali.

Per capire quali strumenti possano essere utilizzati occorre quindi esaminare i singoli fatti.

Insulti, minacce, diffusione di immagini, accesso abusivo ad account, molestie reiterate o pubblicazione di materiale particolarmente delicato non devono essere automaticamente collocati nella stessa categoria giuridica.

La qualificazione dipende da ciò che concretamente è accaduto.

E se chi compie gli atti è minorenne?

Anche questo è un aspetto che richiede attenzione.

Essere minorenne non significa che qualsiasi comportamento sia privo di conseguenze.

Età del ragazzo, tipo di condotta, eventuale rilevanza penale, responsabilità civili e ruolo degli adulti devono essere valutati separatamente.

Per questo, soprattutto nelle situazioni più serie, è pericoloso affidarsi a formule generiche come “sono ragazzi, non succederà nulla” oppure, all'opposto, “basta fare denuncia e il problema è risolto”.

Un esempio pratico

Immaginiamo una studentessa che scopra l'esistenza di un gruppo di messaggistica nel quale alcuni compagni pubblicano fotografie modificate accompagnate da commenti offensivi.

La ragazza chiede alla madre di non dirlo a nessuno perché teme di essere ulteriormente esclusa.

La prima esigenza non è decidere immediatamente “chi denunciare”.

Occorre mettere al sicuro la ragazza, ascoltarla, conservare la documentazione disponibile, capire l'estensione della diffusione, valutare il coinvolgimento della scuola e verificare se sia possibile ottenere la rimozione dei contenuti.

Solo dopo aver ricostruito correttamente i fatti può essere valutato quali ulteriori strumenti siano realmente adeguati.

Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato?

Non ogni litigio online richiede un procedimento legale.

È però opportuno chiedere una valutazione professionale quando le condotte diventano ripetute o particolarmente gravi, sono presenti minacce, diffusione di immagini o dati personali, profili falsi, molestie, pesanti conseguenze sulla vita del minore oppure quando gli interventi già effettuati non riescono a interrompere il comportamento.

Un avvocato può aiutare la famiglia a distinguere le diverse forme di tutela disponibili e a evitare reazioni impulsive che potrebbero complicare ulteriormente la situazione.

Domande frequenti sul cyberbullismo

Mio figlio ha cancellato i messaggi: non possiamo più fare nulla?

Non necessariamente. È opportuno verificare se esistano altre copie, messaggi ricevuti da terzi, screenshot, link, dati conservati sulle piattaforme o altri elementi che permettano di ricostruire l'accaduto.

Posso chiedere a Instagram, TikTok o a un altro social di eliminare il contenuto?

Le piattaforme dispongono di sistemi di segnalazione e, nei casi disciplinati dalla legge n. 71/2017, esistono specifici strumenti per chiedere oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti.

Mio figlio ha meno di 14 anni: può fare personalmente la segnalazione al Garante?

Il Garante precisa che la specifica segnalazione in materia di cyberbullismo può essere presentata direttamente da chi abbia più di quattordici anni oppure, per il minore, da chi esercita la responsabilità genitoriale.

Se succede fuori da scuola, la scuola non può intervenire?

La risposta dipende dalla situazione concreta. Il fatto che il contenuto sia stato pubblicato materialmente fuori dall'edificio scolastico non esclude necessariamente che l'episodio possa avere ripercussioni nella comunità scolastica. È quindi opportuno valutare il collegamento con gli studenti e con la vita scolastica.

Devo rispondere direttamente ai genitori dell'altro ragazzo?

Non sempre è la scelta migliore. Nei casi più conflittuali un confronto diretto e impulsivo può aggravare la situazione. Prima è spesso più utile ricostruire i fatti e individuare il canale più appropriato.

Quando un figlio chiede aiuto, la prima tutela è farlo sentire ascoltato

Il cyberbullismo non è soltanto un problema “del telefono”.

Dietro uno schermo c'è un ragazzo che può sentirsi esposto davanti alla propria scuola, ai propri amici e a una platea potenzialmente molto ampia.

Proteggerlo significa intervenire sui contenuti, quando necessario, ma anche evitare che debba affrontare da solo ciò che sta succedendo.

L'Avv. Cristina Tomba può aiutare le famiglie a comprendere quali strumenti di tutela siano applicabili alla situazione concreta e quale percorso sia più adeguato, mantenendo sempre al centro la protezione del minore.

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